Il pane di una volta


Quello che vedete in foto è uno splendido disegno a lapis che,  come molti, adorna le pareti dell'ex Convento del frati Cappuccini a Mesagne (ora gestito dall'Isbem, una no profit interdisciplinare che si occupa prevalentemente di medicina). Rappresenta il mondo che non c'è più. Il mondo salutare, delle produzioni domestiche che partivano dalla conoscenza degli ingredienti e dalla magia delle preparazioni. L'industria alimentare è spesso cinica e apolide. Distrugge le identità, non rispetta le condizioni pedoclimatiche dei territori, standardizza le produzioni. Sappiamo bene che il "logorio della vita moderna", come recitava un celebre tormentone pubblicitario del secolo scorso, ha modificato i ritmi di vita delle famiglie e non consente quei momenti comunitari di condivisione che passano anche per questi semplici ma atavici gesti.
Per riscoprire il piacere dei vecchi sapori e conciliare le necessità della propria agenda, noi abbiamo provato a sperimentare la c.d. "macchina del pane".
Si tratta di una impastatrice automatica programmabile che si trasforma in un forno di cottura, senza che l'operatore debba preoccuparsi di seguire le varie fasi della trasformazione. La macchina passa da sola dalla acquisizione dei singoli ingredienti alla produzione del pane.
L'abbiamo testata ed il risultato è pregevole. 

Fiera in cantina 2019

Al via la prima edizione di "Fiera in cantina". Numerose imprese locali hanno inteso riprendere e rinnovare l'antica tradizione popolare che vuole, a ridosso del giorno di San Martino, aprire alla propria comunità civica la celebrazione di questa speciale fase dell'anno, con una festa all'aperto, profittando del consueto miglioramento climatico che regala questo periodo. I giorni di sole e  le temperature più miti delle medie autunnali che lo caratterizzano, vengono impresse nella memoria dell'esperienza collettiva con  la locuzione Estate di San Martino, che - come recita il proverbio - dura tre giorni e un pochettino...

Una festa importante specie nell'antico mondo contadino perché rappresentava una ricorrenza per la conclusione dell'annata agraria.

Ed è con lo sguardo e lo spirito rivolto alla tradizione che, negli spazi del piazzale della Cooperativa Agricola Francavillese, il 10 novembre 2019, tale evento verrà rinnovato nel presente. Potrete innanzi tutto assaggiare il vino novello trasformato a partire dalle uve dei produttori locali, poiché il giorno di San Martino segna prima di tutto la fine della maturazione del mosto in vino; potrete allietare il vostro palato con cibi di stagione come le castagne, osservare come si perpetua sempre uguale a se stessa l'arte artigiana della "mandorla riccia francavillese", acquistare gli ingredienti per realizzare il Pane di San Martino, con le farine degli antichi cereali di varietà autoctone, insomma riscoprire la genuinità dello stare insieme, quando comunità e frutti della terra erano elementi simbiotici.

L'immanente collegamento dell'Uomo con la terra, la propria terra, che si sublima con l'agrarietà ed i suoi prodotti, sarà letto anche sotto la simbologia dell'arte figurativa. Attraverso le morbide tele di artisti locali che raccontano i drammi degli olivi secolari salentini violentati dalla Xylella, o nelle splendide figure che abili giovani mani artigiane hanno saputo estrarre da nodosi rami d'ulivo, o "nache" come si dice da queste parti, trascinando tale termine sin dai tempi della Magna Grecia; o ancora nelle creazioni di creta, orci o meglio "capasuni" testimoni di una economia pulita metafora della simbiosi di elementi primari ancestrali: la terra terra con i suoi sedimenti, l'acqua che li idrata per la lavorazione, ed il fuoco che li essicca.

Il tutto sarà allietato da musiche tradizionali suonate in acustico.

In considerazione della particolare meritevolezza dell'iniziativa il Comune di Francavilla Fontana ha concesso il proprio patrocinio morale: un’attestazione di apprezzamento che inorgoglisce i promotori.

Vi aspettiamo, non mancate.


Masseria Archinuovi nell'arte.



Una bella immagine degli anni '80 della Masseria Archinuovi in un quadro della compianta pittrice Mariella Comba (1932-2010), piemontese d'origine, milanese d'adozione, docente di storia dell'arte.
Proprietà del prof. Calò in San Michele Salentino.

Si ringrazia Alessandro Argentina per la segnalazione.